Landini e Salvini inventati da Renzi? Dittatura del pensiero unico
16 AGO 20

Al direttore - Non mi sorprende l’attenzione riservata dalle trasmissioni televisive al fenomeno Landini. Si sa che a livello di ascolti paga di più avere chi urla e strepita rispetto a chi prova a illustrare in maniera pacata e sensata le proprie ragioni. Quello che mi stupisce è l’incapacità di buona parte del sistema di informazione (cui il suo giornale si sottrae, grazie al cielo) di cogliere la fuffa che si cela dietro quegli strilli, tanto da offrire al personaggio in questione la possibilità di pontificare h24 a reti unificate. La cosiddetta coalizione sociale è la risposta sbagliata a un problema oggettivo: il sindacato nel suo complesso oggi fatica a comunicare le proprie proposte e idee, fatica a curare la propria immagine pubblica, soffre di una crisi innegabile di rappresentanza. Peccato che invece di pensare a concreti strumenti di rinnovamento e di rilancio del ruolo del sindacato ci si preoccupi di offrire un’alternativa extraparlamentare ai partiti politici, ad aprire cantieri per aficionados del purismo della sinistra radicale. Chi invece di studiare nuove forme di partecipazione e coinvolgimento dei lavoratori (che non è la dottrina Landini sui referendum nelle fabbriche, si badi bene, ma la capacità di fare nuovi iscritti, dare rappresentanza ai giovani, aprirsi a tipologie di contratti finora colpevolmente trascurati) pensa a farsi soggetto politico (più o meno esplicito, al netto della supercazzola edulcorante della coalizione sociale) fa male al sindacato e a quella che dovrebbe essere una salutare autonomia fra organizzazioni sindacali e contesa politica in senso stretto.
Matteo Maltinti
Matteo Maltinti
Landini e Salvini sono i migliori regali politici che Renzi potesse ricevere nel 2015. Se non ci fossero, Renzi dovrebbe inventarli (e in effetti un po’ li ha inventati).
Al direttore - Jobs Act. Secondo la Fondazione consulenti del lavoro, che non è proprio la Fiom, oltre l’ottanta per cento delle nuove assunzioni corrisponde a stabilizzazioni di precedenti rapporti precari, dovuti all’incentivo contributivo previsto nella legge di stabilità. C’era bisogno di rivoluzionare lo Statuto dei lavoratori, obbietterebbero i gufi? Sì, perché un conto è trasformare un precario in un precario a scadenza, altra cosa è stabilizzarlo con tutti i suoi diritti e garanzie. Tra due anni, quando la crescita delle tutele primogenite dovrebbe giungere a maturazione, potremo giudicare con più lucidità.
Marco Lombardi
Marco Lombardi
Ci sono due questioni da tenere in considerazione quando si parla di Jobs Act. Il primo effetto, che spingerà molti imprenditori ad assumere ora, è che è da mesi che molte aziende non assumevano perché aspettavano l’entrata in vigore della legge. Il secondo effetto, che spingerà molti imprenditori ad assumere ora, è che non si sa se gli sgravi ci saranno al cento per cento anche il prossimo anno. Landini potrà anche brontolare quanto vuole, ma non si rende conto che i lavoratori che oggi la Fiom e la Cgil difendono sono prevalentemente lavoratori che i diritti li hanno già. E per pietà, non ricordiamo quanti sono i precari iscritti alla Cgil.
Al direttore - Se in Italia non si può più dire pubblicamente che un figlio ha diritto a un padre e una madre naturali, senza correre il rischio di essere linciati sulle gogne mediatiche, mi domando se l’Italia è ancora un paese democratico.
Giovanni Santachiara
Giovanni Santachiara
Siamo un paese ultra democratico dove però, su molti temi, vige la tirannia del pensiero unico. Che in qualche modo equivale a una mezza dittatura culturale.
Al direttore - Nell’ampio estratto del Focus IBL “Tutti i complottismi sul TTIP” apparso sul Foglio era contenuto un riferimento ai siti Formiche, Linkiesta e Pagina 99, anziché agli articoli specifici da essi ospitati (come invece nella versione completa su www.brunoleoni.it). Mi preme solo chiarire che anche all’Istituto Bruno Leoni siamo ben consapevoli che quelle citate sono palestre di idee aperte alle opinioni le più diverse, senza pregiudizi aprioristici sul TTIP.
Alberto Mingardi
Alberto Mingardi